martedì 6 luglio 2010

17 notizie (in)utili sul Challenger di Torino


1) Daniele Bracciali è stato insultato dal vecchietto seduto dietro di me, nella finale di doppio, per tutta la partita. Si è passati da "quello è una palla al piede" a "è proprio brocco, servo meglio io", passando per "ma daiii di rovescio non sa proprio rispondere". Visto il doppio non proprio esaltante e ricco di errori, tutti i torti non aveva...


2) Potito Starace ha giocato la finale di doppio non con le consuete divise, bensì con quella della Coppa Davis, con la scritta ITALIA sulla schiena.


3) Curioso episodio durante il match Gil vs Naso. Sul campo adiacente, vuoto, dei giovani raccattapalle giocano e gridano, infastidendo non poco il match. Il giudice di sedia con tono pacato gli invita a tacere, ma non viene neanche udito. Ci penserà Naso con un sonoro "OUUUUUUU" a zittirli.


4) Tutti contro il Campo Centrale.Venerdì Volandri si era lamentato definendolo poco consono anche per un match tra bambini di 8 anni. In finale Starace dopo aver perso un 15 si è scagliato contro una buchetta, prendendola a calci e scavandola maggiormente. Fischi per lui.


5) Nella giornata di giovedì, Pianetatennis.com è stato l'unico sito in Italia ad aggiornare i risultati di tutti e otto gli ottavi di finale. Clap clap per noi.


6) Andreas Seppi, nel suo match di secondo turno contro Simone Bolelli, non ha spiccicato una parola. Sai che novità...


7) Il tennista azzurro più disponibile verso il sottoscritto è stato senza dubbio Alessio Di Mauro. Il più contento di ricevere una intervista, invece, Stefano Napolitano. Il più loquace sempre Di Mauro. Il più sbrigativo Fabbiano. Il più sfuggente Federico Gaio. L' intervistabile (esiste?!) Filo Volandri.


8) Daniele Bracciali ha assistito alla finale del singolare, in mezzo al pubblico. Per lui un travestimento da arabo, con asciugamano sulla testa, a lasciar scoperto solo il volto. Chiaramente per il troppo caldo e non per eccessivo divismo.


9) Simone Bolelli ha assistito ai primi giochi della semifinale tra Berlocq e Starace, cambiando posizione sessanta volte e provandole tutte per sfuggire al sole, per poi decidere di andarsene. Verso la fine del match è invece comparso Alessandro Giannessi, desideroso di veder terminare la maratona, per poi poter giocare il doppio.


10) Federico Gaio, nonostante già la domenica fosse uscito dalle qualificazioni, è rimasto a Torino anche nei giorni successivi, per aver modo di allenarsi con i Big presenti.


11) Potito Starace il più generoso verso i bimbi. Dopo ogni match è sempre stato invaso dai giovanissimi raccattapalle e ha sempre regalato loro i due polsini e la fascia, piuttosto che il cappello. Sempre. Finali perse, comprese.


12) Il tennista Alberto Giraudo, a colloquio con un amico, tra gli spalti, ha chiarito un aspetto sulla moglie di Bolelli, accusata di non amare il tennis. Così il piemontese: "Non è vero che a Ximena fa schifo il tennis, ha solo delle crisi di ansia quando deve volare, quindi non è molto propensa ad accompagnare il marito in giro per il mondo."


13) A proposito di Ximena Fleitas, la bella modella uruguagia, era presente a Torino, anche se nel match tra Bole e seppi, ha assistito alla sfida seduta da sola sotto un ombrellone, e non nel Clan Piatti. Questi tra gli altri si sono totalmente volatilizzati nei giorni conclusivi del torneo, a dispetto ad esempio di Umberto Rianna, coach di Starace, sempre presentissimo.


14) La sfida di quarti di finale tra Bolelli e Di Mauro era talmente avvincente nel terzo set, che il pubblico alle mie spalle preferiva disquisire di Olanda Brasile e della furbizia di Felipe Melo.


15) Gita amorosa per Thomas Fabbiano, accompagnato dalla onnipresente fidanzata, che non si è persa manco un 15 del pugliese, neanche e soprattutto in allenamento.


16) Tutti pazzi per Gil e Berlocq (?). Incredibile ma vero, una quindicina di bambini hanno assistito alla finale del doppio, a un metro dalla panchina dei due giocatori, incitandoli a più non posso. Perchè? Non si sa.


17) Curiosa scena, sempre nella finale di doppio, quando dopo un "tredici - tredici" invece del "quindici - quindici", detto dal giudice di sedia, Poto e Braccio hanno iniziato a ridere tra loro, non smettendola per almeno un minuto.

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